Assenza

Sono qui, è tardi, dovrei dormire invece ho bisogno di parlare con TE.
Sono passate meno di tre settimane, meno di 21 giorni da quando te ne sei andato via.
Mi sembra un eternità e nel contempo mi sembra tutto così irreale.
Ho bisogno di parlare di TE, perché ho bisogno di TE.
Sai domenica sono andata al mare, nell’isola dove non sei venuto.
Avevo bisogno di sentire il dolore, di realizzare che non ci sei più davvero.
E davanti al mare arrabbiato ci sono riuscita per un attimo.
Mi manchi papà, mi manchi tanto.
Non sei stato perfetto, anzi.
Ma mi hai donato tanto.
Ho la tua passione, la tua tenacia, la tua testardaggine, il tuo amore per le persone, per le relazioni, il tuo desiderio di continuo cambiamento.
Ho il tuo cuore.
Come te lo metto in tutto quello che faccio.
O almeno ci provo.
Come te non so fare nulla senza metterci il cuore.
Come te sono uno spirito libero, detesto i paraocchi, le costrizioni ed i servilismi.
Come te cerco di vivere la mia vita a testa alta, o a testa bassa quando si tratta di dover lavorare sodo e affrontare gli arroganti, i presuntuosi, gli ignoranti.
Pensavo di averti detto tutto quando potevo, ma adesso non ne sono più sicura.
Vorrei poter fare quel maledetto numero di telefono e poter sentire la tua voce.
Vorrei poterti dire che sono orgogliosa di aver avuto un padre come te, che non si è piegato mai, che ha fatto sempre tutto ciò in cui credeva, senza compromessi e senza cedere mai ai ricattatori, ai servi sciocchi (espressione tua).
Vorrei poterti chiedere se sei orgoglioso di me, nonostante le mie imperfezioni (alcune delle quali identiche alle tue) ma la risposta me l’hai data tu tante volte, raccontando al mondo quello che faccio per vivere.
Potevo essere una delle tante, una nella media.
Invece no, cerco di distinguermi sempre.
Come te.
Io non lo so come si fa.
Io non lo so come farò a vivere senza di te Papà.
So che mi sento ancora drogata, a volte distante dalla mia stessa vita.
Ho difficoltà a realizzare che davvero non ci sei più.
Che non ci sei più per sempre.
Allora vado avanti, a testa bassa e a testa alta.
Come mi hai insegnato a fare tu.
E spero di sentirti, spero che tu ci sia da qualche parte e che finalmente tu possa proteggermi come non hai fatto quando eri qui.
O forse sai, mi hai protetta lo stesso, a modo tuo senza darmi protezioni e paracadute.
O forse lo penso perché ho un maledetto bisogno di dire che eri un ottimo padre nonostante tutto.
Nonostante gli scontri.
Nonostante gli eccessi.
I tuoi.
Di una cosa sono certa però Papà, di averti detto che ti voglio bene.
O forse no. Non te l’ho detto mai.
Non mi ricordo.
Ma tu lo sapevi.
Come io sapevo che tu me ne volevi come quando ero piccola e mi facevi ballare con te.
Sai ho comprato un profumo che profuma di fichi.
Sento lo stesso odore di quando da bambina raccoglievamo i fichi dall’albero in Calabria, in quelle vacanze che mi sembravano durare una vita, quelle in cui facevamo il bagno insieme a mare.
Che strano ricordo la sensazione delle tue braccia bagnate intorno a me bambina.
E poi, poi mi sono ricordata di un viaggio in auto, io, tu ed una cassetta acquistata in autogrill.
Mi accompagnavi a Tolfa d’estate, quella cassetta era Baccini.
Ci divertiva tanto.
Chissà se te lo ricordavi.
Chissà se mi senti in qualche modo.
Io non lo so, ma aspetto di sentirti.
So che lo farai.
E se non lo farai mi toccherà ingegnarmi ancora, per salvarmi ancora una volta.
Da sola.
E tu sai che lo farò.
Che mi salverò di nuovo da un nuovo dolore.
Un dolore grande, quello della tua assenza.

 

 

 

 

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Sintesi perfetta o quasi

Sono la sintesi quasi perfetta di chi mi ha messa al mondo e cresciuta.
Vivo e mi nutro di ciò che di paterno ho ereditato: La PASSIONE.
Mi tiene viva, ne ho un disperato bisogno.
Poi arriva lei, l’eredità materna: La RAZIONALITA’.
Bisogna stare con i piedi per terra, non farsi travolgere.
Stavolta cara mia Razionalità è più difficile che mai.
Credimi.
Non so dove mi porterà questa nuova avventura.
Forse non voglio nemmeno saperlo.
So che mi fa sentire viva.
Mi fa brillare gli occhi.
Mi fa battere il cuore.
La smania.
Il pensiero che ritrova conferma.
E’ facile fraintendere mi dicono.
Cazzo quanto è vero.
Quanto ha ragione quel qualcuno che deve sicuramente aver vissuto le mie stesse emozioni.
Cara Razionalità che tante volte mi hai salvata e protetta, questa volta la tua lotta è ben più ardua e complessa.
Non so chi vincerà.
Non so neanche se stavolta voglio che sia tu a vincere.
Tutto ciò che ho intorno conta poco ai miei occhi irrazionali.
Molto poco.
Troppo poco.
Un gesto in più causerebbe danni enormi.
Lo so.
Ma quasi mi auspico che ci sia.
Bramosia, smania, follia.
Non lo so.
Ma mi sento viva.
Vivo sui nervi.
Vivo emozioni.
Mi prendo per mano.
Mi porto per mano in questo sogno di sempre.
Tutto è così maledettamente complicato.
Tutto è così maledettamente semplice.
Sono qui.
Ci sono arrivata da sola.
Sono qui.
Nel pieno di un sogno distrattamente diventato quasi realtà.
Ho una occasione.
Finalmente.
Non voglio sprecarla.
Il mio cuore batte a mille all’ora.
Entro lì, sono felice.
Inconsapevolmente, follemente, irrazionalmente felice.
Un groviglio.
Adrenalina pura.
RIDO.
Incoscientemente.
RIDO.
Ho paura.
RIDO.
Mi emoziono.
RIDO.
E mi prendo per mano.